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Guzzini all’incontro del 22 marzo

10 marzo 2011


L’azienda ha costruito in quasi cento anni una singolare storia d’oggetti d’uso per la tavola e la cucina tra cui piatti, bicchieri, pentole, contenitori, utensili, posate, ed anche la piccola elettronica di consumo.
I migliori nomi del design internazionale hanno scelto di lavorare con Guzzini proprio per la sua straordinaria capacità di unire funzionalità ed estetica

Il catalogo Guzzini è oggi il risultato di un costante impegno dell’azienda nello sviluppo di standard produttivi sempre più avanzati: una selezione di oggetti piccoli e grandi che nel loro insieme utilizzano, tra gli altri materiali, dieci diverse famiglie di materie plastiche, accuratamente selezionate e testate dall’azienda per mettere a punto prodotti rispondenti alle più severe normative vigenti, sia in materia di idoneità agli alimenti che di sicurezza d’uso, come la resistenza al lavaggio in lavastoviglie, o quella all’urto.
Designer, esperti del cibo, studiosi degli stili di vita, cuochi, condividono i saperi, per progettare, disegnare strumenti per la cucina, di grande valore estetico, che tengano conto che dietro ogni cibo c’è una cultura progettuale, per sviluppare un nuovo modo d’intendere il rapporto tra forma e funzione, tra ritualità alimentari e società contemporanea.

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Video di Alias

8 marzo 2011

Sono online i video della conferenza con Alias.

I relatori della giornata hanno raccontato la storia dell’impresa attraverso i prodotti di punta che hanno segnato il percorso di Alias nel corso degli anni.

Di seguito i tre video che compongono la conferenza, ripresa dalla web TV Ultrafragola.

Domani per Impresa Docet: Alias

21 febbraio 2011

Leggerezza tecnologica, trasversalità, innovazione sono dal 1979 i valori chiave di Alias, storico marchio del design Made in Italy. Valori dai quali prende avvio il forte legame dell’azienda con designer affermati come Giandomenico Belotti, Riccardo Blumer, Mario Botta, Michele De Lucchi, Alfredo Häberli, Alberto Meda, Jasper Morrison, James Irvine, Philippe Starck. Collaborazioni coltivate nel tempo, attraverso le quali Alias ha saputo far emergere la peculiarità di ciascun progettista, in uno scambio continuo di stimoli e idee e con una costante apertura all’utilizzo inedito dei materiali e alla sperimentazione delle tecnologie.
Il successo internazionale del marchio si fonda sul lavoro svolto nello sviluppo di ricerca creativa e qualità di prodotto, solida capacità produttiva e grande esperienza distributiva. La sede di Alias è a Grumello del Monte, vicino a Bergamo. Alias conta su una rete vendita di circa 1000 negozi in 50 diversi paesi nel mondo. Nel 2008 è stato inaugurato il primo flagship store Alias a Milano, in corso Monforte 19. Una suggestiva struttura su due piani dove trovano spazio l’intera proposta dell’azienda e la sua ricerca progettuale.
Tutti i progetti Alias, con la loro essenzialità dalla forte carica espressiva, rispondono alle diverse necessità degli spazi domestici, del contract e dell’outdoor. Una produzione in continua evoluzione, con la costante capacità di incontrare le reali richieste del vivere, lavorare e abitare contemporaneo.

Artemide raccontata da Ernesto Gismondi

27 gennaio 2011

Martedì 25 gennaio è avvenuta la conferenza di Impresa Docet, che dallo Spazio Sagsa è stato spostato alla sede di POLI.DESIGN in Via Durando 38/A.

Il relatore della conferenza è stato Ernesto Gismondi, fondatore di Artemide e attuale presidente dell’azienda.

Durante l’incontro ha raccontato come è nata Artemide, quali presupposti hanno permesso di avviare un’azienda di questa portata e come si è evoluta la loro fortuna.

Gismondi ha spiegato quali sono le principali difficoltà per i giovani che decidono di inserirsi in questo campo: l’importanza del design visto non solo come estetica, ma soprattutto come risoluzione di problematiche tipiche all’interno dell’illuminazione domestica.

Il punto forte di Artemide, ci spiega, è quello di creare dei prodotti ad hoc per ogni mercato. E’ questa la ragione per cui ci sono 17 sedi in tutto il mondo e la produzione guarda prima di tutto le esigenze, diverse, per ogni nazione. Ma l’attenzione che si deve porre è anche sulla ricerca tecnologica, per cui ogni prodotto deve essere fatto inerentemente al tipo di illuminazione utilizzato.

Innovazione e ricerca sono, infatti, i due cardini della loro azienda. Gismondi, ci spiega, che è assolutamente necessario innovare, creare prodotti sempre migliori e di interesse per il pubblico. Ma l’innovazione senza la ricerca non esiste, poichè non si andrebbe a migliorare i prodotto ma solamente a cambiarlo. Il punto di forza di Artemide è proprio quello di produrre nelle proprie sedi tutti i componenti, ponendo un’attenzione particolare sulla qualità offerta al consumatore.

Al centro dell’obbiettivo di Artemide non c’è il progetto, ma c’è il benessere. Per farlo, è necessario un gruppo di lavoro eterogeneo, che comprenda da ingegneri a medici e psicologi. Sulla base di questo, il pensiero dell’azienda si fonda sul concetto di “My white light“: una luce che cambia in base alle esigenze che deve soddisfare, dalla concentrazione e l’attenzione al relax.

Durante il dibattito, sono state molte le domande poste al presidente di Artemide, l’attenzione si è focalizzata in particolar modo su quanto “i cavalli di battaglia” della famosa azienda influiscano rispetto agli altri prodotti, in che modo essi vengono scelti e come si possono intuire le esigenze dei consumatori.

A breve sarà online il video integrale della conferenza, in cui sarà presente tutto il dibattito e l’interessante storia raccontata da Ernesto Gismondi.

Artemide, il prossimo incontro del 25 gennaio

20 dicembre 2010

Il Gruppo Artemide è uno dei leader mondiali nel settore dell’illuminazione residenziale e professionale d’alta gamma. Fondato nel 1960 da Ernesto Gismondi, Presidente e Amministratore Delegato, il Gruppo Artemide ha sede a Pregnana Milanese. Opera attraverso 24 società controllate e collegate e vanta una rete distributiva tra cui spiccano quasi 60 showroom monomarca nelle più importanti città del mondo. I prodotti Artemide sono distribuiti in 83 diversi Paesi. Con 5 unità produttive in Italia, Francia, Ungheria e Stati Uniti, 2 vetrerie e 2 strutture di Ricerca e Sviluppo in Italia e Francia, il Gruppo impiega attualmente circa 700 dipendenti di cui 59 in attività di R&S, a conferma del ruolo portante dell’innovazione quale componente chiave per il successo del Gruppo. Il Gruppo Artemide ha chiuso il 2009 con un fatturato di 110 milioni di Euro a conferma del forte posizionamento nei mercati internazionali e della notorietà a livello mondiale del brand. L’Italia è il primo mercato, seguito da Germania, Stati Uniti e Francia. L’elevato contenuto di design, l’alto livello di innovazione tecnologica, il prodotto concepito in funzione dei bisogni della persona, oltre ai costanti investimenti in marketing e comunicazione, sono i fattori chiave che hanno reso Artemide un brand d’illuminazione tra i più conosciuti e prestigiosi al mondo. Nota per la sua filosofia “The Human Light”, che mette l’uomo e la ricerca del suo benessere al centro della creazione e progettazione dei propri prodotti, Artemide è da sempre sinonimo di Design, Innovazione e Made in Italy.

Conferenza Moroso: Karmelina Martina

16 dicembre 2010

E’ ora disponibile il video della conferenza avvenuta il 23 novembre con Moroso, in cui Karmelina Martina ha parlato dell’azienda e ha risposto alle domande degli studenti.

I temi affrontati principalmente dalla designer sono stati il rapporto con l’azienda, come si affronta il mondo del lavoro da neo-laureati, lo spirito di Moroso e il suo approcciarsi a nuove idee e a nuovi individui. “Moroso non ha bisogno di una sedia, ma di un concetto poetico che ci dia quella grinta giusta per credere e per iniziare a studiare le possibili tecnologie e applicazioni.”, ha spiegato Martina.

In più, ha spiegato quale, secondo lei, è il metodo giusto per presentarsi ad un’azienda, quanto contano l’esperienza, la creatività, l’umiltà e la voglia di imparare.

Questo e molto altro nell’interessante intervento di Karmelina Martina ripreso per ADI Impresa Docet da Ultrafragola.

Intervista per Moroso: Karmelina Martina

11 novembre 2010

Karmelina Martina nasce a Sarajevo, ma vive e lavora a Udine.

Nel 2001 consegue la laurea in Industrial Design a Firenze a pieni voti.

È stata allieva di Vanni Pasca, Isao Hosoe, Paolo Deganello, e altri designers di fama internazionale. Dal 2006 segue l’ufficio sviluppo prodotto della Moroso. Lei cerca di perfezionare un design proprio attraverso lo spazio che separa la ragione tecnico strumentale dalla motivazione simbolica ed emotiva.

Oltre ad attività di Product Development ha progettato anche gioielli, lampade e abitazioni private. Nel 2008-9  ha disegnato la poltrona Helix e pouf-i Twist again per la Moroso.

Moroso è sinonimo di design italiano di qualità da oltre cinquant’anni.
Che aspetto di questa tradizione vuole evidenziare durante la conferenza di Impresa Docet?

L’azienda Moroso è stata fondata da Agostino Moroso più di cinquant’anni fa.
Partita da niente, con fatica e sudore, ha saputo gradualmente costruire una
realtà industriale che oggi è un business di dimensioni internazionali. La
tenacia lavorativa, la lingua friulana, le tradizioni del territorio hanno
saputo aprirsi al diverso e affrontare con fiducia il mondo.
L’aspetto più importante di questo processo è ancora oggi la responsabilità
individuale delle risorse umane. Alla Moroso ogni persona si prende carico
del risultato finale, arrivando a lottare come se si trattasse della propria
azienda. La persone in casa Moroso sono una vera e propria ricchezza e sono
loro la base di tutto.

Per la vostra azienda è importante l’attenzione verso l’ambiente?

Oltre alla certificazione di qualità ISO 9001 l’azienda Moroso è certificata
anche ISO 14001; questo significa che segue procedure di salvaguardia
ambientale volontarie e più restrittive di quanto prevede la legge.
La certificazione rende visibile questo sforzo ai clienti attenti alla
riduzione e al controllo dei rifiuti e delle emissioni atmosferiche.
Questa politica consente di ridurre l’impatto sull’ambiente, i rischi, gli
sprechi e i costi relativi agli aspetti ambientali. È stato adottato inoltre
un sistema preciso di gestione delle emergenze ambientali.
Annualmente enti esterni di controllo eseguono delle verifiche i cui
risultati vengono comunicati sia alla Provincia di Udine che al nostro
comune di residenza. L’azienda non ha scarichi idrici di processo. Eseguiamo
periodicamente il controllo delle out sourcing.

Innovazione e tecnica sono due aspetti fondamentali per Moroso. E’
semplice conciliarli con l’aspetto più emotivo del prodotto?

Non è facile conciliare l’aspetto emotivo del prodotto con innovazione e
tecnica.
Spesso i Designers propongono idee che sono al limite del possibile.
Ci deve essere un feeling tra le due parti, una specie di innamoramento
reciproco. Il progetto deve essere curioso, fresco e impensabile. Alcuni
progetti, una volta visti, ti comunicano il materiale e la tecnologia con
cui potrebbero essere realizzati. Altri invece richiedono più tempo per
diventare un prodotto industriale.
Non ci piace comunque cambiare la natura del progetto per le sue difficoltà
esecutive, se pensiamo di perdere in questo modo la sua poesia. Si fa allora
una ricerca più approfondita, si analizzano tutti i possibili percorsi di
industrializzazione, vengono presi in considerazione vari pareri dei nostri
fornitori fino ad arrivare a un risultato di grande qualità, che è il
prodotto Moroso.

Che ruolo hanno i giovani designer nel panorama italiano odierno? Che
consiglio darebbe ad un neolaureato?
I giovani designer nel panorama italiano vivono una realtà credo non facile.
E’ un momento particolare per loro, storicamente parlando: questo che era un
mestiere come altri, è ora percepito dalle aziende e dal mondo intero con un
atteggiamento molto più “fashion”. Il risultato sono tempi molto veloci, in
termini di frenesia e temporaneità, e grande competizione.
Bisogna ammettere però che il saper fare delle aziende italiane rimane
unico, speciale e soprattutto un’ottima scuola.
Il Design non è fatto di oggetti firmati. Il nostro è un mestiere il cui
risultato è dovuto a un lavoro di gruppo. Il mondo dell’industria è fatto di
varie figure che lavorano insieme come in un organismo. Ogni persona che
desidera intraprendere questo percorso deve capire dentro di sé quale di
queste sfumature sente propria.
Ad un neolaureato consiglierei un viaggio nelle terre lontane. Perchè?
Perchè si diventa più consapevoli, più aperti verso gli altri, si ampliano
le conoscenze, si prendono degli spunti per quello che vogliamo fare o
diventare. Se si vuole creare qualcosa di bello bisogna essere felici e
saper sognare.

Sono una grande risorsa i giovani all’interno di un’azienda come Moroso?
I giovani nella nostra azienda sono una grande risorsa. Sono portatori di
nuove idee,  punti di vista diversi, nuove conoscenze. La loro curiosità ci
permette di esplorare realtà altrimenti non programmate.

Reputa importante il confronto tra azienda e studenti? Pensa che la
formazione che viene data sia adeguata alle esigenze di un’azienda?
Credo che il confronto tra studenti e azienda sia indispensabile. E’come un
rapporto tra madre e figlio, in cui convivono apprendimento e insegnamento.
Sono entrambi a trarre vantaggio e beneficio.
Penso che la formazione fornita dalle scuole sia adeguata alle esigenze di
un azienda. Ovviamente ci sono molte variabili disattese, ma in ogni
occasione complessa c’è sempre la possibilità di imparare.